Cari Amici,
alcuni giorni fa per la prima volta in assoluto, credo per chiunque, ho avuto l’opportunità di degustare la selezione completa degli SPUMANTI ITALIANI A METODO CLASSICO da VITIGNO AUTOCTONO. Avanti a me un esercito di 40 bottiglie di bollicine indigene, ambasciatrici di identità territoriali vinicole piccole, ma orgogliose della loro tipicità legata ad un vitigno autoctono. La possibilità mi è stata offerta da Gianluigi Orsolani, amico e noto produttore canavesano, nonché presidente di ANIMA, Associazione Nazionale Italiana Metodoclassico Autoctono, www.metodoclassico.org, nata un paio di anni fa col preciso intento di riunire tutti i produttori italiani di spumante a metodo classico da uve autoctone e di promuovere la qualità e le caratteristiche di questi originali spumanti.

PREMESSA E RIFLESSIONI SUGLI SPUMANTI CLASSICI DA AUTOCTONI
Prima di descrivervi la degustazione Vi vorrei portare a riflettere su come, a mio avviso, si dovrebbero degustare, confrontare e giudicare gli spumanti a metodo classico da vitigno autoctono . A proposito, é appena il caso di ricordare che il termine autoctono sia di origine greca e derivi da AUTOS, stesso e CHTON suolo/ terra. Riferito ad un vitigno, indica che questo è nato o comparso in un preciso territorio, dove nel tempo si è adattato perfettamente e poi sviluppato fino a rappresentarne una tipicità. Si ricavano perciò vini unici che rispecchiano vocazioni territoriali e selezioni locali di vitigni che affondano le loro radici e il loro consolidamento nella storia più antica. Con questa premessa è quasi scontato che avremo a che fare con spumanti non omologati né omologabili, né tanto meno confrontabili coi classici champagne o franciacorta, a cui erroneamente però si tende sempre fare riferimento quando si analizzano da un punto di vista sensoriale e qualitativo. Ciò che vi posso anticipare è che la media degli spumanti degustati è stata buona, alcuni di eccellente fattura, a dimostrazione che le cose vengono fatte seriamente e con ambizione. La difficoltà maggiore dei vitigni autoctoni è che necessitano di vinificazioni mirate e quindi devono costruirsi un bagaglio di esperienza che richiede tempi molto lunghi per raggiungere livelli qualitativi importanti. Il vitigno autoctono non è migliore o peggiore è semplicemente diverso e così deve essere a mio avviso l’approccio di chi giudica e di chi consuma. Diverso e Consapevole. Uno spumante da autoctono è diverso da uno “champenoise” intanto perché non è ricavato da chardonnay e dai vari pinot e poi per le spiccate tipicità, mentre ha in comune il metodo di vinificazione e naturalmente ……… le bollicine.

LE DIFFERENZE SOSTANZIALI
Sappiamo che l’aroma di un grande vino è strettamente legato al terroir di appartenenza e la qualità alla sua componente aromatica, ma aggiungo anche che, senza un preciso “gusto di terroir“, un vino sia quasi un orfano privo di identità. Gli aromi di un vino hanno poi varie origini. Ci sono i varietali, che passano dalle uve al vino senza subire modificazioni, i prefermentativi che traggono origine da precursori non volatili. Altri che si formano nel corso delle fermentazioni alcolica e malolattica. Infine, l’insieme di queste sostanze caratterizza il profumo dei vini giovani, generalmente fresco e fruttato. Ci sono poi gli aromi più nobili, quelli che si originano ed evolvono in seguito alle numerose reazioni chimiche che avvengono nei contenitori durante la conservazione o l’invecchiamento dei vini. Queste ne rimaneggiano completamente il quadro aromatico e lo arricchiscono di nuovi e complessi profumi, più fini e delicati, facendo gradualmente diminuire la nota fresca e fruttata. E’ questo il caso tipico degli spumanti a metodo classico. Noi oggi sappiamo con certezza che uno champagne di qualità è ottenuto con l’assemblaggio di differenti vini fermi, anche 40, provenienti da vigneti, vitigni e annate diversi. Questa operazione richiede una grandissima esperienza da parte del cantiniere perché è estremamente difficile prevedere quale sarà il risultato finale, dato che il vino verrà consumato diversi anni dopo, subendo nel contempo una seconda fermentazione in bottiglia, un affinamento sui lieviti e in presenza di CO2. Ogni cuvée ha perciò una proprio originalità ed una specifica personalità. La qualità di uno champagne è garantita quindi dalla lunga tradizione e dalla grandissima esperienza dei mastri cantinieri. Si sa che lo chardonnay apporta note floreali, fruttate (esotiche), minerali , grande finezza e personalità, il pinot noir corpo, eleganza, longevità e aromi complessi mentre il pinot meunier freschezza, profumi fruttati e delicati. A tutto ciò aggiungiamo poi le grandi diversità di composizione e struttura dei terreni da cui provengono le uve. La grande sapienza dell’enologo sta dunque nel prevedere, con certezza, l’evoluzione di un aroma specifico di un vitigno, proveniente da una determinata zona e tipologia di terreno, dal vino base fino al momento ottimale in cui lo spumante sarà consumato. I sommeliers, i grandi esperti ed amanti di champagne, hanno potuto quindi sviluppare negli anni una grande esperienza, nata da confronti tra annate, Maisons, territori, osservandone e annotandone l’evoluzione nel tempo. Oggi i più bravi e specializzati degustatori, semplicemente interpretando il profilo sensoriale del vino, sono in grado di descrivere alla cieca le caratteristiche fondamentali della cuvée ed addirittura indicare il produttore dello spumante.
IL DEGUSTATORE E GLI SPUMANTI DA AUTOCTONI
Dopo queste riflessioni mi viene spontaneo domandare:
A) Abbiamo già acquisito sufficiente esperienza per giudicare gli spumanti da vitigni autoctoni, apprezzarne la tipicità e l’autenticità dell’espressione rispetto alla tradizione?
B) Sappiamo prevedere l’evoluzione degli aromi di uno spumante da autoctono nel tempo? Come si trasformeranno nel tempo gli aromi di un vino base, per esempio, da erbaluce, da verdicchio o da durello, dopo una rifermentazione in bottiglia, un affinamento di qualche anno sui lieviti ed in presenza di CO2?
Personalmente credo di no . E poi:
C) E’ indispensabile che vi sia in questi spumanti la tipica e a volte marcata nota fragrante di crosta di pane, brioche, lieviti, ecc., o questa è forse più accentuata nel taglio champenoise per l’evoluzione degli aromi presenti o originati dai vitigni impiegati (chardonnay, pinot, ecc.) in abbinamento ai lieviti selezionati per la rifermentazione ?
D) E’ corretto il confronto dei profili sensoriali tra spumanti di taglio champenoise e quelli da autoctoni per esprimere un giudizio di qualità su questi ultimi?
E) Non é forse il caso di adattare la classica degustazione alle caratteristiche degli spumanti da autoctoni?
Vi ricordate all’inizio i vini biodinamici o quelli vinificati ed affinati in anfora di Josko Gravner? Erano dissacrati, oggi invece ottengono consensi sulle guide. Eppure sono sempre loro: velati, autenticamente “rustici“, ricordano i vini del passato, quelli del contadino. Siamo addirittura disposti a pagarli più degli altri, anche se il loro sapore è meno accattivante. Cos’è cambiato? E’ semplice moda o è diversa la loro interpretazione?
Credo che li si giudichi semplicemente da un’altra prospettiva, con parametri diversi e utilizzando un altro approccio. Abbiamo capito che si può fare del buon vino anche in un altro modo, ma soprattutto che un vino è figlio del terroir, nel quale le tecniche e i metodi adottati condizionano e differenziano l’ evoluzione degli aromi e del profilo organolettico finale. Nelle varie discipline sportive esistono le categorie ed è al loro interno che, per omogeneità, si compete. Dovrebbe essere così anche per gli spumanti da autoctoni, perché a mio avviso sono una categoria all’interno del mondo delle bollicine classiche. Altro discorso è la piacevolezza legata al gusto personale, perché lì ognuno è libero di preferire ciò che più aggrada, ma proprio qui è stata lungimirante la visione marketing di concepire ANIMA. Nella società moderna infatti, il mercato è segmentato e lo spumante classico da autoctono può soddisfare una nicchia di cultori ed appassionati di vini territoriali che e a tal proposito non dovrebbero mai mancare dalle carte dei vini dei ristoranti che interpretano la cucina del territorio e della tradizione.
Sono certo che la mia sia una provocazione, ma è il caso di riflettere, perché credo siano ancora pochi oggi coloro in grado di apprezzare veramente uno spumante da autoctono e coglierne appieno qualità e particolarità, sono però convinto che sia tra gli intenti di ANIMA fare sì che ciò avvenga.

LA DEGUSTAZIONE
L’appuntamento è nel pomeriggio di mercoledì 11 giugno 2008. Nella bella sala degustazioni le pareti decorate a fascioni orizzontali, la volta a botte in vecchi mattoni e i tavolini tipo bistrot, si fondono magicamente col clima uggioso di questo giugno autunnale creando un’atmosfera un pò d’antan, calda ed accogliente, in sintonia con l’evento. La degustazione é impegnativa per cui, senza perdere tempo, posizioniamo su un lungo tavolo in legno via via gli spumanti, seguendo rigorosamente un ordine geografico Nord-Sud. Nella lista abbiamo delle Cuvée Tradizionali che dovrebbero rappresentare la personalità della Cantina, costante nel tempo, a dispetto degli anni e dell’andamento vendemmiale e alcuni spumanti Millesimati, o Vintage, prodotti solo in annate eccezionali, che consentono al cantiniere di interpretare l’annata pur mantenendo l’impronta dell’azienda. Di alcuni produttori abbiamo avuto anche la possibilità di fare delle mini-verticali (in questi casi i millesimi li troverete indicati tra parentesi) ed apprezzare l’evoluzione del prodotto negli anni. Infine la novità di alcuni spumanti Rosè dai giovani natali.
Ed ecco la lista della “Super Selezione” al completo:
VALLE D’AOSTA
CAVE DU VIN BLANC DE MORGEX ET DE LA SALLE
Blanc de Morgex et de La Salle - Brut 2005
Blanc de Morgex et de La Salle - Extra Brut 2006 - Cuvée Golf Club Courmayuer e Grandes Jorasses
PIEMONTE
Azienda Agr. ORSOLANI - San Giorgio C.se (TO)
Erbaluce di Caluso D.O.C. Spumante - Cuvée Tradizione Brut (2004), (1996), (1994)
Erbaluce di Caluso D.O.C. Spumante - Cuvée Tradizione Gran Riserva Brut Millesimato (2003), (1999)
Azienda Agr. CELLA GRANDE - Viverone (BI)
Erbaluce di Caluso D.O.C. Spumante - Cella Grande Brut 2004
Azienda Agr. CIECK - Agliè (TO)
Erbaluce di Caluso D.O.C. Spumante - San Giorgio Brut (2003), (2000)
Erbaluce di Caluso D.O.C Spumante - Calliope Brut 2002
Cieck Rosè Brut
Azienda Agr. NEGRO ANGELO E FIGLI - Monteu Roero (CN)
Roero Arneis D.O.C.G. Spumante . Giovanni Negro Extra Brut 2004
MARCHISIO Tenuta CA DU RUSS - Castellinaldo (CN)
Roero Arneis D.O.C.G. Spumante - FAIV Brut 2006
Nebbiolo d’Alba D.O.C. Spumante - FAIV Brut Rosè 2006
Azienda Agr. LA SCOLCA - Gavi (AL)
Gavi D.O.C.G. Spumante - Soldati La Scolca Brut 2004
Gavi D.O.C.G. Spumante - Soldati La Scolca Brut Millesimato 2000
Gavi D.O.C.G. Spumante - Soldati La Scolca “D’Antan” Brut Millesimato (1995), (1993)
LOMBARDIA
Azienda Agr. OLIVINI - San Martino della Battaglia (BS)
Lugana D.O.C. Spumante Brut 2005
VISCONTI S.r.l. - Desenzano del Garda (BS)
Lugana D.O.C. Spumante - Visconti Brut Lugana Classico 2005
Azienda Agr. PROVENZA - Desenzano del Garda (BS)
Lugana D.O.C. Spumante - Cà Maiol Brut 2004
VENETO
Azienda Agr. MARCATO - Roncà (VR)
Lessini D.O.C. Spumante - Durello Brut 2002
MARCHE
s.c.a. COLONNARA - Cupramontana (AN)
Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. Spumante - Ubaldo Rosi Riserva Brut (2002), (2000), (1998)
Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. Spumante - Brut Millesimato (2001), (2000)
Casa Vinicola GAROFOLI SpA - Loreto (AN)
Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. Spumante - Riserva Extra Brut (2003), (2001)
CAMPANIA
Cantina GROTTA DEL SOLE - Quarto (NA)
Asprinio d’Aversa D.O.C. Spumante - Exra Brut
SICILIA
Azienda Agr. Emanuele Scamacca DEL MURGO - Santa Venerina (CT)
Etna D.O.C. Spumante - Brut (2005), (2004), (2003)
Etna D.O.C. Spumante - Extra Brut (2002), (2000)
Etna D.O.C. Spumante - Brut Rosè
NOTE DI DEGUSTAZIONE
VALLE D’AOSTA - Il Giro d’Italia in bollicine autoctone ha inizio a Morgex, a pochi passi da Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco, alla Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle. Qui in Valdigne, a 1300 metri, c’è il regno del Priè blanc. Prati verdissimi, ricchi di erbe di montagna e frutteti a mele e pere che si accompagnano ai vigneti sotto la mole imponente del Monte Bianco. Negli spumanti della Cave, troviamo l’essenza della Valdigne e dei suoi aromi. Sono infatti fruttati, con netti sentori di pera e lievi sfumature di mela e pesca nel Brut 2005. Una pera più matura, sentori di salvia e erbe e fiori di montagna nella Cuvée Golf Club 2006. In entrambi sono appena accennati gli aromi fragranti che riconducono alla crosta di pane. Più morbido il Brut 2005, più asciutto il Cuvée Golf Club 2006, ma entrambi freschi e con una mineralità spiccata, leggermente amara, figlia dell’erosione dei fianchi granitici del Monte Bianco. Entrambi di un bel giallo paglierino e con un perlage abbastanza fine e persistente. Bravo l’enologo ad aver interpretato così bene il Priè Blanc ed il suo terroir. Spumanti inconfondibili.
PIEMONTE, Canavese - Scendendo dalla Valle entriamo nel nostro verde Canavese, regno dell’Erbaluce. Un grandissimo vitigno,lasciatoci in eredità dai Romani, dall’enorme potenziale ancora inespresso, poco conosciuto specie dai conterranei. Sarò accusato di partigianeria, ma tra gli spumanti degustati, questi spiccavano sia per personalità che per fattura.
Quanta strada è stata fatta da quando nelle cantine dei nostri contadini, qualche bottiglia di erbaluce “mossa” era messa in disparte per celebrare le feste comandate ……
L’impronta del terroir è evidente in tutti i vini assaggiati, coi caratteristici sentori di erbe aromatiche, salvia su tutte, la freschezza citrina e la raffinata mineralità dei terreni della serra morenica . Questa è l’Erbaluce ! A ciò si aggiunge una bella sapidità nella Cuvée Tradizione Brut 2004 di Orsolani con lievi note di crosta di pane in chiusura. Un bel giallo paglierino brillante supporta un allegro perlage fine e persistente. Anche nei millesimi 1996 e 1994, si è fatta apprezzare la freschezza. Qui gli aromi viravano verso sentori più evoluti e complessi, tipici di uno spumante longevo, ma ormai maturo. Grande emozioni anche con il Calliope 2002 di Cieck, bellissima interpretazione dell’erbaluce anche questa. Molto discrete le inconfondibili erbe aromatiche, leggeri i sentori di lievito e crosta di pane. Morbida secchezza di un brut accompagnata da freschezza e sapidità. Spumante complesso ed elegante dal perlage fine e persistente. Non è una sorpresa perché Cieck , nel 2006, ha avuto eletto miglior spumante italiano dell’anno, l’altro suo prodotto, il San Giorgio Brut. E proprio del San Giorgio Brut abbiamo degustato i millesimi 2000 e 2003. Grande spumante, che ha in sé tutta l’essenza del vitigno e del territorio. Leggermente più fruttato e fragrante del Calliope con una bella crosta di pane e con una marcata nota sapida. Perlage finissimo. Vino elegante e dal finale lunghissimo. Non a caso un campione! Altra grande interpretazione è quella della Cuvée Tradizione Gran Riserva Brut di Orsolani degustata nei millesimi 1999 e 2003. Questo è un Vintage, un Millesimato, prodotto solo nelle migliori annate. La cuvée fa un primo passaggio in legno piccolo e poi un lungo affinamento sui lieviti. La tipicità dell’erbaluce è ben presente, ma il bouquet è arricchito da raffinate note biscottate e boisè, da eleganti fragranze che regalano al vino una bella complessità. Eccellente !
Curiosa la novità di Cieck che propone anche un Rosè Brut dai sentori di ciliegia, frutti rossi e floreali. A chiudere la carrellata dei canavesani è, Cella Grande di Viverone, con il Brut 2004. Erbaluce che, crescendo sulle sponde del lago, conferisce al vino leggerissimi sentori terrosi, sullo sfondo del classico profilo sensoriale dell’erbaluce. A corredo di un bel giallo paglierino, un vivace perlage. E’ uno spumante, fresco e sapido, più semplice dei precedenti.